Indice dell'articolo
- 1. Educating Rita — quando studiare significa conquistare nuove scelte
- 2. L’educazione di Tara Westover — quando la conoscenza allarga il mondo
- 3. Will Hunting – Genio ribelle — quando il talento ha bisogno di essere riconosciuto
- 4. Il ragazzo che catturò il vento — quando ciò che impariamo serve a cambiare qualcosa
- 5. Julie & Julia — quando prendere sul serio una passione cambia la direzione
Cinque libri e film in cui una possibilità compare quando una traiettoria sembrava già definita. Non storie sul “credere nei propri sogni”, ma sul ruolo che conoscenza, incontri e nuove competenze possono avere nel rendere immaginabile una strada diversa.
Ci sono momenti in cui il futuro sembra restringersi. Può accadere perché abbiamo già scelto un lavoro, perché il contesto in cui siamo cresciuti sembra assegnarci un posto preciso, perché una competenza non è mai stata riconosciuta oppure perché abbiamo cominciato a considerare definitive decisioni prese molti anni prima.
Le storie funzionano bene proprio in questi momenti. Non perché offrano modelli da imitare, ma perché ci permettono di osservare vite organizzate secondo regole diverse dalle nostre. Mostrano alternative. Rendono pensabile qualcosa che, fino a quel momento, avevamo escluso.
Per il mese dedicato alle possibilità abbiamo scelto cinque opere molto diverse tra loro. In tutte, però, accade qualcosa di simile: il futuro cambia quando entra in scena una nuova forma di conoscenza.
1. Educating Rita — quando studiare significa conquistare nuove scelte
Rita lavora come parrucchiera a Liverpool. Ha un marito, una quotidianità già organizzata e un ambiente sociale nel quale sembra abbastanza chiaro quale dovrebbe essere il suo futuro.
A ventisei anni decide però di iscriversi alla Open University per studiare letteratura.
Il film di Lewis Gilbert, tratto dalla commedia di Willy Russell, potrebbe facilmente diventare il racconto convenzionale di una donna che “migliora” la propria condizione grazie allo studio. È molto più interessante di così. Rita non cerca semplicemente un titolo. Cerca un linguaggio che le permetta di comprendere meglio ciò che pensa, quello che desidera e il mondo nel quale vive.
Alla fine, la conquista più importante di Rita non è sapere più cose. È poter dire: adesso ho delle alternative. Ed è forse una delle definizioni più precise di ciò che una buona formazione può produrre.
2. L’educazione di Tara Westover — quando la conoscenza allarga il mondo
Tara Westover cresce in una famiglia mormone survivalista nelle montagne dell’Idaho. Non frequenta regolarmente la scuola, non possiede una formazione tradizionale e passa gran parte dell’infanzia all’interno di un sistema familiare che guarda con sospetto istituzioni, medicina e istruzione pubblica.
A diciassette anni decide di prepararsi da sola per l’esame necessario ad accedere all’università e comincia un percorso che la porterà alla Brigham Young University, poi a Cambridge e infine a conseguire un dottorato.
Ogni nuova conoscenza modifica il modo in cui Tara interpreta il proprio passato. Eventi, parole e comportamenti che prima possedevano un unico significato cominciano ad apparirle sotto una luce diversa: imparare può cambiare non soltanto ciò che sappiamo del mondo, ma anche ciò che siamo capaci di vedere.
3. Will Hunting – Genio ribelle — quando il talento ha bisogno di essere riconosciuto
Will Hunting lavora come addetto alle pulizie al MIT e risolve di nascosto problemi matematici che mettono in difficoltà studenti e ricercatori.
Possiede una capacità eccezionale, eppure per buona parte del film quel talento non sembra costituire per lui una possibilità.
Siamo abituati a pensare che una competenza particolarmente evidente trovi naturalmente la propria strada, ma la realtà è molto meno lineare. Il film porta a riflettere non su quanto siamo brevi, ma su cosa siamo in grado di fare con quello che sappiamo?
Una distinzione particolarmente attuale anche nel mondo della formazione e del lavoro.
4. Il ragazzo che catturò il vento — quando ciò che impariamo serve a cambiare qualcosa
William Kamkwamba cresce in una famiglia di agricoltori in Malawi. Quando una grave carestia colpisce la regione, le difficoltà economiche costringono la famiglia a interrompere il pagamento della sua retta scolastica. William perde formalmente l’accesso alla scuola, ma continua a frequentare la biblioteca.
Poi trova un libro sull’energia eolica e attraverso quelle conoscenze, materiali recuperati e numerosi tentativi, costruisce una turbina capace inizialmente di produrre elettricità e successivamente di contribuire all’irrigazione dei campi.
La storia, raccontata prima nell’autobiografia scritta dallo stesso Kamkwamba con Bryan Mealer e poi nel film diretto da Chiwetel Ejiofor, è diventata famosa come esempio di inventiva.
Ma William non impara per superare un esame, impara perché ha davanti un problema, così il sapere acquisisce immediatamente una funzione. È una concezione della competenza molto vicina a quella che attraversa oggi buona parte della formazione professionale: conoscere qualcosa diventa davvero significativo quando sappiamo trasferirlo da un contesto all’altro e utilizzarlo per affrontare situazioni nuove.
5. Julie & Julia — quando prendere sul serio una passione cambia la direzione
Due donne separate da mezzo secolo. Julia Child arriva a Parigi alla fine degli anni Quaranta senza una professione legata alla cucina. Frequenta Le Cordon Bleu, studia con rigore, comincia a insegnare e lavora per anni alla scrittura di Mastering the Art of French Cooking. Julie Powell vive invece nella New York dei primi anni Duemila, ha un lavoro nel quale fatica a riconoscersi e decide di cucinare, nell’arco di un anno, tutte le ricette del libro di Child raccontando l’esperimento in un blog.
Nora Ephron intreccia le due vicende in Julie & Julia. Ciò che le accomuna non è soltanto la cucina, ma entrambe trasformano un interesse in un progetto con regole, tempi e metodo.
Una passione può rimanere uno spazio privato, ma può anche diventare una competenza, un progetto o una professione. Tra le due cose, però, c’è quasi sempre un processo di apprendimento. Julie & Julia racconta proprio quello spazio intermedio: il momento in cui qualcosa che ci piace comincia a diventare qualcosa che sappiamo fare.
