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Ogni azienda versa risorse destinate alla formazione continua. FonARCom permette di trasformarle in percorsi per aggiornare competenze, accompagnare nuovi ingressi e affrontare i cambiamenti organizzativi. Il punto, però, viene prima del finanziamento: capire che cosa le persone devono imparare perché l’impresa continui a crescere.
Nel 2025 l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane con almeno dieci addetti è raddoppiato in un solo anno, passando dall’8,2% al 16,4%. Nelle grandi aziende la diffusione è molto più alta, mentre tra le PMI il divario continua ad ampliarsi. C’è però un dato ancora più interessante: tra le imprese che hanno valutato l’adozione dell’AI e poi hanno rinunciato, quasi il 60% indica la mancanza di competenze adeguate tra gli ostacoli (Istat).
È un esempio molto concreto di ciò che accade quando l’innovazione corre più velocemente delle competenze e per le imprese italiane il problema sta diventando strutturale: nel 2025 quasi la metà dei profili ricercati risultava difficile da reperire; per i diplomati ITS la quota saliva al 57,3% e per i laureati al 50,9% (UnionCamere).
Di fronte a questa distanza tra competenze disponibili e competenze richieste, assumere rappresenta soltanto una delle risposte possibili. L’altra è formare chi lavora già in azienda.
Ed è qui che entrano in gioco i Fondi interprofessionali.
Quel contributo dello 0,30% che spesso resta invisibile
Il meccanismo è meno conosciuto di quanto dovrebbe. I datori di lavoro versano all’INPS un contributo integrativo destinato all’assicurazione contro la disoccupazione involontaria. Una quota pari allo 0,30% delle retribuzioni può essere destinata, attraverso l’adesione a un Fondo paritetico interprofessionale, alla formazione continua dei lavoratori.
Il contributo viene versato comunque, ma se l’impresa aderisce a un Fondo, le risorse previste dalla normativa vengono trasferite al Fondo scelto e possono finanziare percorsi di qualificazione e riqualificazione coerenti con le strategie aziendali. Se invece l’azienda non aderisce a nessun Fondo, continua a versare il contributo, che confluisce nei fondi rotativi gestiti dallo Stato per le finalità previste dalla legge. Se una parte delle risorse per la formazione viene già versata, perché non utilizzarla per costruire le competenze di cui l’azienda ha bisogno?
È la logica alla base di FonARCom, Fondo paritetico interprofessionale nazionale per la formazione continua che dichiara oggi oltre 240 mila aziende aderenti e più di 1,6 milioni di lavoratori.
Il finanziamento funziona quando parte da un fabbisogno
Molto aziende, pensando alla formazione aziendale, si chiede “Quali corsi possiamo finanziare?”, ma – fidatevi di noi, la domanda utile viene qualche passaggio prima: che cosa sta cambiando nel nostro lavoro e quali competenze ci mancano per affrontarlo?
La formazione continua può riguardare digitalizzazione e AI, ma anche organizzazione, gestione dei processi, sicurezza, lingue, internazionalizzazione, capacità manageriali, comunicazione o competenze specifiche di una determinata filiera.
Il corso arriva dopo aver individuato la distanza tra ciò che l’organizzazione sa fare oggi e ciò che dovrà saper fare domani; ma quando questa analisi manca, anche una formazione completamente finanziata può risultare costosa: sottrae tempo alle persone senza produrre un cambiamento realmente utile.
FonARCom non è un unico “bando”
Pensare a FonARCom soltanto come a un bando per ottenere finanziamenti rischia inoltre di semplificare troppo il funzionamento del Fondo. Gli strumenti disponibili sono diversi perché diverse sono le esigenze delle aziende.
Attraverso il Conto Formazione, per esempio, un’impresa aderente può accedere direttamente fino al 92% della propria quota dello 0,30% versata al Fondo attraverso l’INPS e utilizzare le risorse per finanziare percorsi costruiti sui propri dipendenti. Esistono inoltre Conti aggregati e di rete, attraverso i quali più imprese possono organizzare la formazione in forma congiunta.
Gli Avvisi, invece, mettono a disposizione risorse secondo procedure competitive e sono pensati in particolare anche per rendere la formazione accessibile alle micro e piccole imprese, dove il singolo monte contributivo potrebbe non essere sufficiente a sostenere un piano formativo significativo. FonARCom prevede Avvisi generalisti, voucher, strumenti per sistemi di imprese e interventi dedicati a esigenze specifiche. La distinzione conta: una grande organizzazione che vuole programmare continuativamente la formazione ha esigenze molto diverse da una piccola azienda con pochi dipendenti che deve aggiornare una persona su una competenza specifica.
ASCLA lavora sulla formazione continua partendo proprio dall’analisi dei fabbisogni delle imprese e dalla costruzione di percorsi personalizzati sulle esigenze produttive e organizzative. L’obiettivo dichiarato è accompagnare aggiornamento, specializzazione, innovazione dei processi e sviluppo del capitale umano.
Il finanziamento, in questa prospettiva, è uno strumento. Il progetto formativo resta il vero contenuto.
