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La responsabilità sociale si manifesta quando il valore economico incontra i bisogni delle persone
Ogni organizzazione vive di relazioni che spesso diamo per scontate e per funzionare bene ha bisogno di persone competenti, di imprese con cui collaborare, di istituzioni, infrastrutture, famiglie, associazioni, reti di fiducia. Qualsiasi attività privata, in altre parole, nasce dentro un sistema collettivo dal quale riceve risorse e sul quale, inevitabilmente, produce degli effetti. In Italia questa idea ha una radice profonda: l’articolo 41 della Costituzione colloca fin dall’origine la libertà d’impresa dentro un orizzonte sociale. Non si parla, naturalmente, di Corporate Social Responsibility nel significato contemporaneo del termine, si sottolinea però che l’iniziativa economica privata è libera, ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale. Dal 2022 il testo richiama esplicitamente anche la salute e l’ambiente. È un principio semplice ma importante: l’impresa è libera di creare valore, ma non è separata dagli effetti che produce sulla società.
È da questa consapevolezza che prende forma il concetto di Corporate Social Responsibility, o responsabilità sociale d’impresa. La definizione europea è particolarmente efficace proprio per la sua semplicità: riguarda la responsabilità delle imprese per l’impatto che producono sulla società. Essere responsabili non significa soltanto sostenere una buona causa o finanziare un’iniziativa meritevole, ma interrogarsi sulle conseguenze prodotte sulle persone, sull’ambiente, sulle relazioni con il territorio e, più in generale, sulla qualità del valore che viene generato.
Creare valore, condividere valori
La responsabilità sociale viene ancora associata spesso alla beneficenza o alle sponsorizzazioni. Sono azioni che possono avere un peso importante, ma la CSR nasce molto prima e risiede nel modo in cui un’organizzazione tratta le persone, sviluppa competenze, sceglie i propri partner, utilizza le risorse e costruisce rapporti con la comunità che la circonda.
Negli ultimi anni questa prospettiva è diventata sempre più centrale anche nel dibattito sulla sostenibilità. Accanto ai risultati economici si è consolidata l’attenzione per gli impatti ambientali e sociali e per la capacità delle organizzazioni di comprendere il proprio ruolo all’interno di sistemi molto più ampi dei loro confini aziendali. Per un’impresa sociale la questione assume una sfumatura particolare, perché una parte importante dell’impatto coincide già con la ragione per cui esiste. Formare, orientare, favorire inclusione e occupabilità significa produrre direttamente valore sociale, ma questo non rende meno importante provare a comprenderlo, misurarlo e raccontarlo.
Raccontare l’impatto che produciamo, oltre quello che facciamo
È con questo spirito che abbiamo costruito il nostro Bilancio Sociale 2025: uno strumento di trasparenza e partecipazione capace di raccontare il valore sociale, educativo ed economico generato e di rafforzare il rapporto di fiducia con la comunità, per restituire, in maniera chiara e trasparente, ciò che un anno di attività ha prodotto nelle vite delle persone e nelle relazioni con il territorio. Naturalmente esiste una dimensione normativa della rendicontazione, ma non volevamo limitarci a mettere in fila corsi, progetti, numeri e attività realizzate. Ci interessava capire che cosa ci fosse dietro quei numeri: quante occasioni di crescita, quanta inclusione, quante possibilità di occupazione e quante reti fossero nate o si fossero rafforzate attraverso il nostro lavoro.
Restituire non significa compensare
C’è poi una parte del Bilancio Sociale alla quale abbiamo voluto dare un titolo molto preciso: Restituire valore al territorio.
Nel 2025 abbiamo sostenuto 52 realtà e iniziative, destinando complessivamente 214.843 euro a sponsorizzazioni e contributi, principalmente negli ambiti dello sport, della cultura e delle tradizioni.
I numeri servono a dare la misura dell’impegno, ma non ne spiegano fino in fondo la ragione.
Per noi “restituire” non significa compensare qualcosa che abbiamo preso. Significa riconoscere che ASCLA non sarebbe la stessa organizzazione senza il territorio nel quale è cresciuta, senza le persone che lo abitano, le istituzioni, le imprese, le associazioni e tutte quelle realtà che, spesso con un lavoro quotidiano poco visibile, contribuiscono a tenerne viva la dimensione sociale.
È per questo che abbiamo scelto di sostenere esperienze sportive capaci di riunire giovani e famiglie, iniziative culturali che creano partecipazione, tradizioni che continuano a mettere in relazione generazioni diverse. Non perché siano attività “laterali” rispetto al nostro lavoro, ma perché fanno parte dello stesso ecosistema di relazioni nel quale operiamo ogni giorno.
Nel Bilancio lo abbiamo espresso attraverso un principio di reciprocità: il territorio non è soltanto il luogo nel quale lavoriamo, ma la comunità di cui siamo parte. Rimettere in circolo una parte del valore prodotto significa contribuire a generare nuove occasioni di incontro, partecipazione e condivisione.
Quando il territorio smette di essere soltanto un luogo
Guardato attraverso la responsabilità sociale, anche il significato della parola territorio cambia.
Non è soltanto un mercato, un bacino di utenti o l’area geografica nella quale un’organizzazione svolge le proprie attività, ma diventa un sistema fatto di competenze, memoria, relazioni, istituzioni e patrimonio sociale, capace a sua volta di creare o limitare opportunità.
Da questa prospettiva, la domanda non può essere soltanto “quanto valore siamo riusciti a produrre”? Dobbiamo chiederci anche quanto di quel valore riesca a continuare a circolare, perchè il valore prodotto non appartiene interamente a chi lo genera e, quando torna a circolare, può diventare una risorsa per qualcun altro. Può accadere attraverso una persona che acquisisce una competenza e trova una nuova strada professionale, attraverso un progetto educativo che intercetta un ragazzo in un momento delicato, oppure attraverso una realtà sportiva o culturale che continua a creare occasioni per stare insieme.
Sono forme molto diverse di impatto, ma hanno una radice comune: l’idea che il risultato di un’organizzazione non finisca necessariamente nel momento in cui termina una sua attività.
Da portare con sé — Stakeholder
La parola stakeholder indica tutti quei soggetti che sono coinvolti, direttamente o indirettamente, nell’attività di un’organizzazione: lavoratori, clienti, fornitori, istituzioni, associazioni, comunità. Il concetto ha contribuito a cambiare una domanda fondamentale del management: non soltanto “quanto valore produciamo?”, ma “per chi lo produciamo e quali effetti generiamo mentre lo facciamo?”.
